Dragonero Mondo Oscuro 33
Missione Disperata

Devo fare una confessione: negli ultimi anni avevo trascurato Dragonero. Non per mancanza di interesse, ma per quella classica combinazione di vita, impegni, altri fumetti da seguire. Eppure il mondo dell’Erondár è sempre stato lì, immenso e affascinante, ad aspettarmi.
Quando ho saputo che era iniziata una saga importante, qualcosa che avrebbe stravolto l’intero universo di Dragonero, ho deciso che era il momento di tornare. E quale numero migliore se non il 33, “Missione Disperata”, proprio dove questa saga epica ha inizio?
Non me ne sono pentito. Anzi, mi sono ricordato perché avevo amato questo fumetto.

Una discesa negli inferi
La premessa è potente: la più grande compagnia mai radunata nella storia dell’Erondár scende nel mondo infero. L’obiettivo? Cambiare le gerarchie di potere tra gli esarchi per fermare l’invasione degli Abominii nel mondo di superficie.
È una missione disperata nel vero senso della parola. Poche speranze di tornare, il destino del mondo nelle mani di un gruppo di eroi che affrontano l’abisso più profondo.
I nostri protagonisti – Alben, l’ultimo dei Luresindi, protetto dalla madre guardiana Ecuba, e il gruppo storico formato da Ian, Gmor e Sera – guidano questa spedizione impossibile. Con loro ci sono i Reietti, creature nate nei laboratori dei Cenobiti, l’elfa nera e Daron, il demone rinnegato.
È un cast ampio, variegato, pieno di potenziale narrativo. E Stefano Vietti lo gestisce bene.

Una sceneggiatura fantastica
Quello che mi è piaciuto molto di questo numero è come la storia sia stata costruita. Non è solo azione continua, non è solo discesa nell’abisso. C’è un’alternanza intelligente tra momenti adrenalinici e momenti più riflessivi.
Mentre i nostri eroi scendono nelle profondità, accompagnati da creature che non hanno nulla da perdere, il mondo di superficie si prepara. Le varie fazioni sanno che se questa missione fallisce, sarà la fine. E questa tensione permea tutto il numero.
Ci sono scene ricche di suspense, dove senti il peso di quello che sta per succedere. E poi esplode l’azione, con battaglie che ti tengono incollato alla pagina. Vietti sa quando accelerare e quando rallentare, creando un ritmo che non ti fa mai annoiare.
La scrittura è solida, ben strutturata. I dialoghi funzionano, i personaggi hanno voce propria. Non è facile gestire un cast così ampio senza che qualcuno sparisca o diventi secondario, ma qui tutti hanno il loro spazio, la loro ragione di esistere.

Le tavole di Lorenzo Nuti: nero su nero
E poi ci sono i disegni di Lorenzo Nuti. E qui devo fermarmi un attimo perché è uno degli aspetti più impressionanti di questo numero.
Il forte contrasto bianco e nero non è una scelta stilistica fine a sé stessa. È perfettamente coerente con l’ambiente. Sono sotto terra, nella discesa verso il mondo infero. Non c’è luce. E Nuti usa questo limite come punto di forza.
Le tavole sono immerse nell’oscurità, con lampi di bianco che definiscono i contorni, le espressioni, i movimenti. È un lavoro di chiaroscuro impressionante che rende l’atmosfera claustrofobica, opprimente, angosciante. Senti davvero di essere lì, nel buio, a scendere sempre più giù.
Le scene di battaglia sono dinamiche e, cosa fondamentale, comprensibili. Non è scontato. A volte nei fumetti d’azione le sequenze diventano confuse, non capisci chi colpisce chi, cosa sta succedendo. Qui no. Nuti sa guidare l’occhio del lettore attraverso il caos, rendendo ogni scena leggibile anche nei momenti più frenetici.
C’è energia, c’è movimento, c’è impatto. Le tavole ti trascinano avanti, ti fanno girare pagina per vedere cosa succede dopo.
Un numero difficile per i nuovi lettori
Ora, devo essere onesto. Se ti approcci a Dragonero per la prima volta, questo numero potrebbe non essere il punto di partenza ideale. Ci sono tantissimi personaggi, eventi che hanno bisogno di contesto, riferimenti a situazioni precedenti.
Non è impossibile capire cosa sta succedendo – la trama principale è chiara – ma perdi sfumature, connessioni, il peso emotivo di certe scelte. Sai che Alben è importante, ma non sai perché. Vedi i Reietti e capisci che hanno una storia, ma non la conosci.
Però, e qui c’è il paradosso, lo consiglio comunque a chi vuole iniziare a conoscere Dragonero. Perché? Perché è l’inizio di una saga epica. Sei lì dall’inizio di qualcosa di grande. Sì, ti perderai qualche riferimento. Ma potrai seguire questa storia dall’inizio, viverla passo dopo passo.
E se ti appassiona – e secondo me lo farà – potrai sempre tornare indietro e recuperare i numeri precedenti per capire meglio i personaggi e il mondo.
Vale la pena tornare
Avevo smesso di seguirlo, ma questo numero mi ha ricordato cosa mi ero perso. L’epicità, la complessità, i personaggi a cui affezionarsi, i disegni che ti lasciano a bocca aperta.
“Missione Disperata” è solo l’inizio. I nostri eroi sono scesi nell’abisso, e io sono sceso con loro. E ora voglio vedere dove ci porterà questa discesa. Voglio sapere se riusciranno a cambiare il destino dell’Erondár, se qualcuno morirà, se torneranno.
Perché quando un fumetto riesce a farti fare queste domande, significa che ha fatto il suo lavoro. Ti ha preso, ti ha coinvolto, ti ha fatto importare.
E Dragonero lo fa benissimo.
Se siete lettori fissi della serie, sapete già che questo numero è imperdibile. Se siete nuovi, e vi piace il fantasy epico con tanta azione e personaggi ben scritti, dateci una chance. Sì, vi mancheranno riferimenti, ma sarete lì dall’inizio di qualcosa di grande.
Io ci sono tornato. E non ho intenzione di andarmene di nuovo.
Dragonero Mondo Oscuro n.33 "Missione Disperata" - Sergio Bonelli Editore. Sceneggiatura: Stefano Vietti. Disegni: Lorenzo Nuti. Copertina: Gianluca Pagliarani.
